Stratigrafia Architettonica


Le architetture: un concentrato di complessità.

La vita di un edificio, dal momento in cui viene costruito fino al suo abbandono e alla trasformazione in deposito archeologico destinato a essere sepolto, si misura in secoli o addirittura in millenni. Tale lunga vita è scandita da processi di costruzione (che producono unità stratigrafiche positive), di demolizione (unità stratigrafiche negative), di trasformazione (unità stratigrafiche neutre), in modo apparentemente analogo a quello dei depositi archeologici in senso stretto.

L’edificio costituisce peraltro un bacino archeologico complesso, sia per la quantità di informazioni primarie che racchiude, sia per il numero di “significati aggiunti”, riflesso, come in ogni manufatto prodotto dall’uomo, di scelte ideologiche, culturali, economiche, ecc.; negli esempi “colti” è carico di valenze ulteriori, risultato di una progettualità spesso assai elaborata, della quale sono una palese espressione i trattati di architettura. Un muro di recinzione a secco e un palazzo riccamente decorato rientrano entrambi nello spettro di indagine dell’archeologo.

L’abitazione trogloditica delle culture preistoriche, sopravvissuta negli ambienti marginali fino ad epoca recente, rispecchia indubitabilmente i valori culturali di chi l’ha costruita, ma non ha certo la ricchezza di informazioni materiali e ideologiche di un palazzo, nel quale si esprimono i simboli del potere. Tra questi estremi si collocano le infinite gradazioni di edifici che le varie culture umane hanno prodotto. Il “significato aggiunto” è misurabile dalle unità stratigrafiche contenute in un edificio; tale numero è proporzionale alla quantità di significati moltiplicati per la durata del suo utilizzo. I significati sono leggibili, oltre che nella forma e nelle dimensioni, anche nella qualità e nel numero dei “rivestimenti” decorativi.

L’insieme di questi elementi è altresì il prodotto di tecnologie che si orientano in una gamma di varia specializzazione, che va dal sapere all’interno del gruppo familiare alla strutturata organizzazione delle attività afferenti ad un ciclo edilizio complesso. Conoscere i significati e le tecnologie di un edificio è dunque l’obiettivo primario che le differenti storiografie sull’edilizia hanno in comune. Diverse sono tuttavia le fonti, i codici di lettura, gli strumenti interpretativi. Per gli storici dell’architettura, che generalmente si sono occupati dei soli prodotti “colti”, la fonte è la “forma”; lo stile, le decorazioni, le dimensioni costituiscono la chiave di lettura. Per lo storico, che lavora sulla memoria dei documenti scritti, è il valore economico e sociale che muove le altre pedine della ricerca. Per l’archeologo, la cui fonte è la materia dell’edificio, i componenti della costruzione e la tecnologia con la quale sono stati messi in opera rappresentano la via maestra della sua indagine. Tutti si propongono un risultato storico, ma differenti sono i percorsi.

Alcuni studiosi utilizzano contemporaneamente molteplici percorsi, quantunque gli obiettivi, quando le fonti esistono, possano essere singolarmente alla portata di ciascuna disciplina. Per chi non intende rinunciare all’evidenza dell’edificio superstite, l’opzione prioritaria è la ricostruzione della sequenza dell’edificio, senza la quale tutti gli altri studi rischiano di essere minati da interpretazioni inadeguate.

Ricerca archeologica. Lo studio degli elevati.

di Gian Pietro Brogiolo