I Piceni


L’inizio della civiltà picena coincide con quello dell’età del Ferro (attorno al 1000 a.C.). Le fonti storiografiche (Strabone, Plino, Paolo Diacono, Festo, fra i principali) fanno riferimento all’ afflusso di elementi di origine sabina nella formazione della cultura dei Piceni, riportando la loro origine alla “primavera sacra” (ver sacrum). Un meccanismo di autoregolazione della comunità sabina dell’Abruzzo interno che, giunta al limite dello sfruttamento delle risorse reperibili nel territorio di origine, era costretta ad espellere alcuni membri per garantire la sussistenza dell’intero gruppo e quindi la sopravvivenza.

ver sacrum

La primavera sacra, oltre ad essere dettata da motivazioni di carattere ecologico (un’eccessiva crescita demografica, epidemia o carestia) poteva assumere talvolta carattere politico, come ringraziamento al dio Marte per una vittoria in guerra o per la grande disponibilità di uomini in armi in grado di espandere la colonizzazione. Pertanto alcuni membri venivano inviati, accompagnati da un simbolo che era un animale, nel caso dei Piceni fu attribuito il picchio (picus), uccello sacro a Marte (oggi simbolo della regione Marche), mentre per i Lucani fu attribuito il lupo, per i Sanniti il toro ed altri ancora.

Scrive il geografo Strabone: “I Picentini sono emigrati dalla Sabina sotto la guida di un picchio che avrebbe mostrato la strada ai primi capi”. Da questo fatto deriva il nome, picus.

A differenza dei Sabini e dei Sanniti, che Plinio il Vecchio definì le genti più valorose d’Italia ( = gentes fortissime Italie=: nat. hist. 3. 11. 106), manca nella tradizione letteraria qualsiasi connotazione sul carattere dei Piceni, la cui tempra bellicosa risulta invece con forte evidenza dalla documentazione archeologica, che colleziona il più articolato repertorio di armi difensive e offensive dell’Italia preromana.