Chiesa di San Vittore


Sorge vicino al Forte Malatesta e alla sua destra correva la via Salaria, verso il Ponte di Cecco.  Nell’ Archivio Capitolare Ascolano vi è un attestato (diploma) dell’ imperatore Ottone III, datato 996, nel quale la Chiesa è citata come “plebs Sancti Victoris” ( Pieve di San Vittore ).

L’ edificio, nella sua architettura e nell’ aspetto esterno, è un tipico esempio di romanico ascolano ed essenziale nelle sue linee : blocchi squadrati di travertino , campanile basso, portale unico con arco a tutto sesto sovrastato, oltre la modanatura mediana, da un semplice ma prezioso rosone ( ripristinato nel 1924 ).    L’abside è decorata con una croce composta da bacini ceramici.

La Chiesa di S.Vittore è particolarmente significativa sia per gli aspetti architettonici che per la decorazione pittorica, che è databile alla fine del XIII secolo: vennero affrescate le tre navate, la controfacciata, il braccio destro del transetto, mentre nella seconda metà del XIV secolo furono realizzate le Storie di S.Eustachio, nella cripta omonima, e altri dipinti nella Chiesa e nella sacrestia.

Vi lavorarono diversi artisti e notevole per la storia dell’arte è la presenza della Crocifissione: era quella l’epoca della transizione del ‘tipo’ del Cristo Crocifisso.  Il modus iconografico era stato il Cristo triumphans (ovvero con sguardo sereno, con corpo non sofferente, e con un chiodo per ciascun piede). Questo di S.Vittore testimonia del passaggio al Cristo patiens (con i segni della sofferenza e con un unico chiodo sui due piedi sovrapposti) : la raffigurazione corporea denota il dolore, ma qui ancora la tipologia più antica permane, i piedi non sono sovrapposti.

Presenta interesse la non canonica iconografia di Cristo che sale sulla croce.  Nel Giudizio Universale, posizionato non come usualmente sulla controfacciata, ma in un unico registro lungo la navata destra, compaiono la Vergine e Giovanni il Precursore nell’atto delle Deesis, cioè, secondo il modello iconografico orientale, Maria e il Battista in atteggiamento di preghiera verso il Cristo-Giudice.

La Natività e l’Ultima Cena denotano stili ricorrenti nell’area marchigiano-abruzzese.

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